Iran (Quazvin) – Turkmenistan – Uzbekistan – Tagikistan – Kirghizistan – Kazakistan – Russia – Mongolia (nel nulla prima di Khov)
22 agosto 2009, ore 12.37 – Khov (Mongolia)
Siamo al nostro secondo giorno in Mongolia, è dall’Iran che non riusciamo più ad aggiornare il blog. La stanchezza si fa sentire, ieri nel tentare di affrontare un guado, la nostra panda è finita letteralmente sott’acqua, fortunatamente siam riusciti a tirarla fuori dal fiume e non ci son stati danni. Proveremo a fare un veloce resoconto del viaggio, in questo post vi racconteremo da dove ci eravamo lasciati fino a ieri 21 agosto; guidare una Fiat Panda modello vecchio dall’Italia fino alla Mongolia non è una cosa semplice. Per chi, come noi, ha scelto di fare il percorso più lungo che ricalca parte dell’antica via della seta, lo è ancora meno. Attraversare 17 paesi, passare per valli, passi montani, scogliere a picco su mari o laghi, canyon che incantano, terre che bruciano; guidare, dormire e mangiare otre i 4000m, perdersi nella notte in un deserto stellato, incontrare nel nulla le persone più belle e disponibili del mondo, incontrare nel nulla strani personaggi armati; paura, diffidenza, gratitudine, gioia, euforia, stanchezza, dispiacere. Tutto ciò è solo una parte di quello che stiamo vivendo. Nel momento in cui le strade sono peggiorate abbiamo realizzato che il mese e mezzo preventivato per raggiungere Ulaan Baatar rischia di essere un periodo veramente stretto. Stiamo guidando continuamente, il poco tempo libero che ci rimane lo dedichiamo per risolvere i continui guasti della macchina. Ci eravamo lasciati al 29 luglio nella valle degli assassini in Iran.
30 luglio Quazvin (Iran) – Damghan (Iran)
La giornata è stata dedicata interamente alla riparazione della macchina. Appena partiti la panda ha iniziato a dar problemi, singhiozzava continuamente, ci siamo fermati da un meccanico a Theran. Qui abbiamo perso quattro o cinque ore per cambiare la guarnizione della testata bruciata, per fortuna avevamo quella di ricambio. Finita la riparazione ripartiamo con l’idea di avvicinarsi il più possibile verso il confine con il Turkmenistan. Uscire da Theran per prendere la direzione giusta è un incubo, la segnaletica è scarsa e il traffico caotico; ci impieghiamo più di un ora prima di ritrovarci sulla rovente autostrada che attraversa il deserto. Nulla di più appropriato per una macchina che ha appena fuso. Siamo leggermente in ansia, la panda non va bene, in salita non ha potenza; la colonnina di mercurio sfiora i 50 gradi, procediamo fermandoci spesso per far riposare il motore. Verso sera, come si iniziava ad andar un po meglio con le temperature, a velocità sostenuta prendiamo un dosso non segnalato ed iniziamo a sentire inquietanti rumori all’ammortizzatore posteriore destro. Ci fermiamo immediatamente a Damghan, la prima cittadina che incontriamo. Troviamo dei ragazzi in moto che gentilmente ci accompagnano da un meccanico che lavora anche di notte. Un paio di ore, di martellate nel posto giusto ed il problema è risolto. Finalmente possiamo riposare.
31 luglio Damghan (Iran) Bajgiran (Iran)
Giornata dedicata ad arrivare al confine con il Turkmenistan per poi passarlo il mattino seguente. Arriviamo al confine in serata dopo centinaia di chilometri nel caldo deserto iraniano; nell’unico ostello che esiste, incontriamo nuovamente i “Risichin”. Mangiamo con loro l’unica cosa commestibile che riusciamo a trovare: acquistiamo gli avanzi della cena della famiglia del padrone dell’ostello. Dopo l’arrangiato pasto andiamo tutti a letto con l’intenzione di svegliarci di buon ora in modo da affrontare per primi i doganieri.
1 agosto Bajgiran (Iran) Ashgabat (Turkmenistan)
Dopo mille timbri, circa 200€ di tasse e quattro ore superiamo la dogana Turkmena. Pochi chilometri e siamo ad Ashgabat, l’eccentrica capitale piena di fontane, giochi di luce, palazzoni di marmo bianco e poliziotti ad ogni incrocio. Sembra una piccola Las Vegas deserta . Poco dopo esserci sistemati nell’hotel incontriamo Marco Carrara e Maco San Filippo del team “Senza Freni” anche loro con il mitico “pandino”. I “Senza Freni” saranno nostri buoni compagni di viaggio fino a Bishkek (Kirgyzystan). Tutti insieme passiamo la serata in un pub con dei ragazzi di Ashgabat conosciuti nel pomeriggio mentre sistemavamo le macchine davanti all’hotel.
2 agosto Ashabat (Turkmenistan)
Nella mattinata visitiamo il vivace e popolare bazar di Tolkuchka; a pranzo siamo invitati a casa dei ragazzi conosciuti il giorno precedente, ci vogliono far assaggiare le pietanze e l’ospitalità turkmena. Dopo l’ottimo banchetto a base di insalate, frutta e spezzatino i nostri gentili ospiti ci fanno da “Cicerone” per le poche cose che meritano di esser viste nella città. Utilizzando il loro autista privato visitiamo la pacchiana statua in oro del presidente e andiamo con una funivia sopra dei monti da dove si gode un ottimo panorama. Andiamo a dormire con un po di imbarazzo per non saper come sdebitarci dopo che ci offrono anche la cena nel loro ristorante preferito.
3 agosto Ashgabat (Turkmenistan) Bukhara (Uzbekistan)
Giornata interamente dedicata a guidare per superare la dogana Uzbeka prima della chiusura. Usciti da Ashgabat le strade sono in condizioni pessime: asfalto irregolare con buche e avvallamenti che ti portano fuori strada; le macchine ed i nervi son messi a dura prova. La nostra panda è troppo bassa, tocchiamo sotto con il para motore continuamente; quella dei “Senza Freni” è alta al punto giusto e va benissimo. Dopo chilometri di “strada” nel deserto finalmente siamo in frontiera; un oretta e tutti fuori dal Turkmenistan nella terra di nessuno. Qui attraversiamo un fiume su dei traballanti e malconci ponti galleggianti di ferro e dopo esserci persi, aver fatto più di 40 Km inutilmente riusciamo ad arrivare davanti alla dogana Uzbeka. La sorte vuole che sia ancora aperta, anche qui perdiamo un altra buona ora per le consuete pratiche burocratiche e poi siamo tutti dall’altra parte. All’imbrunire arriviamo alla mitica Bukhara dove mangiamo del plov (riso con verdure) intorno ad una delle famose vasche che servivano per l’approvvigionamento idrico dell’antica città.
4 agosto Bukhara (Uzbekistan)
La macchina dei “Senza Freni” ha un problema al fermo del motore e la nostra deve essere alzata dietro. Grazie alla disponibilità di Mamur, il ragazzo della reception che ci porta dai meccanici giusti, in una mattinata, risolviamo tutti i nostri problemi. Il pomeriggio e la sera son tutti dedicati a visitare la stupenda città.
5 agosto Bukhara (Uzbekistan) Samarcanda (Uzbekistan)
Arriviamo nella millenaria Samarcanda di pomeriggio e subito ci accorgiamo che di millenario è rimasto ben poco. A primo impatto la delusione è grande, da un nome cosi importante ci si aspettava molto. Dopo avere visitato il complesso del Registan e il mausoleo di Tamerlano, ambedue di una bellezza da toglier il fiato, le cose inizian ad andar meglio. In un caffè conosciamo Kamol, un simpatico ragazzo uzbeko, ci invita a mangiare in un pub che serve birra fatta in casa. La birra non è il massimo ma l’esperienza è molto simpatica.
6 agosto Samarcanda (Uzbekistan) Dushanbe (Tagikistan)
Partiamo di buon’ora, come mettiamo in moto la macchina escono fuori nuovi problemi, a freddo le marce non entrano; non abbiamo una frizione di riserva e neanche i “Senza Freni ne hanno una. Appena la frizione viene “pompata” un po torna tutto quasi normale: rimane duro l’innesto della seconda e della quinta. Procediamo, non possiamo perder tempo per cercare un meccanico, bisogna attraversare una frontiera. Superiamo la dogana Tagika senza troppi problemi, mancano 300 Km a Dushanbe, preventiviamo di arrivarci poco dopo pranzo; previsione mai è stata cosi sbagliata; l’inferno. Ci siamo ritrovati nel giardino del diavolo, 120 km di strada montana sterrata con un passo a 3300m. Paesaggi da fiaba, villaggi e genti d’altri tempi rovinati dal traffico di T.I.R. e jeep che alzano una coltre di polvere che nulla fa vedere. I polmoni, la macchina e tutta la nostra attrezzatura è ricoperta da centimetri di terra. Affrontiamo guadi, schiviamo buche che potrebbero rappresentare la fine della nostra avventura e alla fine arriviamo a Dushambe all’una di notte, distrutti nel corpo e nell’anima, dopo quindici ore di guida. Quindici ore per fare 120Km; la indimenticabile giornata finisce qui.
7 agosto Dushanbe (Tagikistan)
Con la luce del sole vediamo bene la città; Dushanbe è una vera triste cittadina sovietica, palazzoni di cemento, uno dopo l’altro. Sia noi che i nostri compagni di viaggio, portiamo le macchine dal meccanico per riparare i danni causati dalle botte prese nella giornata precedente. I para motori sono storti e toccando il motore trasferiscono tutte le vibrazioni di quest’ultimo anche alla carrozzeria della macchina; li facciamo raddrizzare e diamo una sistemata anche alla nostra frizione. Il resto della giornata lo dedichiamo a riposarci e comprare le scorte di benzina, acqua e cibo per affrontare la M41 – Pamir Highway, il secondo passo carrabile più alto al mondo.
8 agosto Dushanbe (Tagikistan) – Kalaikhum (Tagikistan)
La nostra avventura verso il Pamir inizia, la paura è tanta, se tutte le strade sono come il pezzo Samarcanda – Dushanbe non riusciremo mai a farcela. Cerchiamo di informarci sulle condizioni di quest’ultime ma su dieci persone a cui chiediamo abbiamo altrettante risposte diverse. Decidiamo di andare comunque. I 285km che ci separano da Kalaikhum sono per lo più sterrati ma non al livello dell’inferno in cui eravamo capitati due giorni addietro. Affrontiamo un guado impegnativo, ci ritroviamo in un canyon mozzafiato, incontriamo diverse carcasse di carrarmato che ci ricordano che la guerra non è una cosa lontana da queste parti e all’imbrunire siamo a Kalaikhum. Questo è un villaggio bellissimo sulle sponde dell’Ab-i-Panj, il fiume che fa da confine naturale con l’Afghanistan. Troviamo da dormire nel piano superiore della banca del paese dove c’è un ostello ancora in costruzione.
9 agosto Kalaikhum (Tagikistan) – Mienshakhr (Tagikistan)
Si parte di buon’ora, la strada, di un discreto asfalto, costeggia per 239Km il corso d’acqua che ci separa dall’Afghanistan. Ci fermiamo di tanto in tanto per spiare le scene di vita rurale che si intravedono nei villaggi Afghani dall’altra sponda: non ci sono mezzi a motore, lo stretto sentiero scavato ai piedi delle alte montagne non ne permetterebbe il passo; si vedono solo gruppi di uomini, donne, bambini con tuniche e veli che camminano vicino ai loro muli carichi di ogni cosa. All’altezza di un villaggio abbiamo la fortuna di poter osservare un intera famiglia intenta nel fare collazione sul tetto della loro casa di fango arroccata, come tutte le altre abitazioni, sulle pendici della maestosa montagna. Anche i villaggi che attraversiamo sul lato tagiko sono molto affascinanti ma tutta la nostra attenzione è concentrata per quella terra in cui non possiamo metter piede. Arriviamo a Khorog verso l’ora di pranzo e ci precipitiamo da un meccanico, l’ammortizzatore anteriore destro è andato; lo cambiamo con uno dei due vecchi ammortizzatori di riserva che ci siamo portati. I “senza freni” hanno spaccato il posteriore sinistro e non hanno il ricambio, neanche noi abbiamo ammortizzatori posteriori di ricambio; fortunatamente riescono a saldarlo. Ci rimettiamo in marcia con l’intento di fare più chilometri possibile e poco prima dell’imbrunire ci fermiamo per far campo. È la nostra prima notte di campeggio, finalmente diamo un senso al peso di tutta l’attrezzatura che ci siam portati. Siamo vicini al villaggio di Mienshakhr, in piena campagna all’altezza di oltre 3000m; sopra di noi ci sono un tappeto di stelle, una luna quasi piena e due altissime cime innevate. È tutto perfetto, tranne le migliaia di zanzare affamate che ci gironzolano intorno; santo Autan.
10 agosto Mienshakhr (Tagikistan) – Lago Kalikum (Tagikistan)
Sveglia, colazione, si smonta il campo e via. Neanche un oretta di strada e ci troviamo al primo importante passo di 4271m (passo Koy-Tezek), la mancanza di ossigeno si sente, ogni sforzo lo si paga caro, ci chiediamo come facciano alcuni a farlo in bicicletta (per non parlare di quelli che ci vivono, oltre alle difficoltà legate all’altitudine qui, d’inverno, la temperatura va al di sotto dei -30c°). D’ora in poi difficilmente scenderemo sotto i 4000 metri prima di arrivare al confine con il Kirghizistan (altri 200 km circa). Il primo agglomerato urbano d’alta quota che incontriamo è Alichur, una baraccopoli di stampo sovietico. Mentre gironzoliamo nelle vie della “ridente” cittadina veniamo fermati da due turiste (tedesche o svedesi, comunque nordiche) che cercano un passaggio; da giorni sono bloccate nel villaggio perché non passa nessuno. Sfortunatamente le nostre panda sono stracariche, la nostra non ha neanche i sedili posteriori; non possiamo aiutarle. Ripartiamo per il nostro “tour”, qualche metro e una ragazza diciannovenne del posto che parla un buon inglese assolutamente ci vuole offrire un tè a casa sua; accettiamo. La casa di Shanoza, questo è il nome dalla ragazza, da fuori una baracca, all’interno è molto spartana ma graziosa: la prima stanza è un anticamera dove si tolgono le scarpe, qui c’è qualche armadio ed un lavello che serve per tutto (cucinare, lavarsi, ecc).
Nella seconda ed ultima stanza, c’è una stufa accesa ed un grande lettone sul quale veniamo invitati a sederci; dopo qualche minuto ci raggiunge un anziano e simpatico signore del posto che si unisce a noi, chiaramente è impossibile comunicare con lui se non tramite gesti o l’intervento della nostra gentile ospite che ci fa da interprete; arriva il tè, del pane e del burro casareccio. Shanoza ci racconta che l’estate la passa al villaggio da sola mentre il padre è a lavorare in Russia. Come inizia l’anno scolastico scende a Khorog per frequentare l’università. Non possiamo fermarci otre, a malincuore dobbiamo andar via, facciamo tutti delle foto insieme, ci scambiamo le e-mail , salutiamo e ringraziamo per il buonissimo tè. Superato un altro passo di 4314 m (passo Nayzatash) arriviamo giusti per l’ora di pranzo a Murgab, la più grande cittadina d’alta quota della “Pamir Highway”, qui facciamo un giro nel centrale bazar fatto di container, c’è addirittura un negozio all’interno di un rimorchio-cisterna di benzina al quale son state intagliate due finestre ed una porta. Troviamo una locanda che serve un ottimo “plov”. Impieghiamo più di un ora per trovare qualcuno che vende della benzina, chiaramente qui benzinai non esistono ma c’è sempre qualcuno che fa scorta di benzina per venderla, ad un prezzo maggiorato, a chi ne ha bisogno. Riusciamo a fare il pieno a tutte e due le macchine e ci mettiamo in marcia. Ci accorgiamo di aver sbagliato strada solo nel momento in cui ci ritroviamo a guidare sulla pista d’atterraggio di un vecchio aeroporto (pensiamo e speriamo) dismesso. Trovata la giusta via iniziamo ad avvicinarci al passo carrabile più alto del Pamir, il passo Ak-Baytal 4655 m. La panda dei “Senza Freni” inizia ad avere problemi al motore pochi metri prima di arrivare alla cima, si è accesa la spia dell’acqua ed inizia a perdere potenza. Riescono ad arrivare al passo con “l’acqua che bolle”, ci fermiamo per goderci il momento e far riposare le macchine. Al calare del sole arriviamo a Karakul, un villaggio che si trova sulle sponde dell’omonimo lago, un immenso specchio d’acqua a 4000 m creato da un meteorite milioni di anni fa. Troviamo ristoro e una stanza calda per dormire presso una famiglia del posto: una zuppa calda, un tè e tutti a dormire a terra nella stessa stanza su delle stuoie. Le nostre schiene, per nulla provate fino ad ora, gioiscono.
11 agosto lago (Tagikistan) Osh (Kirghizistan)
Il “comodo” giaciglio ci fa alzare prima del solito, passeggiata all’alba fino alla riva del lago per ammirarne ancora meglio la bellezza, tutt’intorno è pieno di cime innevate che toccano e superano i 5000 metri. La testa è pesante, non siamo abituati a dormire a queste altitudini. La padrona di casa ci prepara il tè per colazione, lo beviamo e partiamo per la frontiera con il Kirghizistan. Di posti di confine al limite del surreale ne abbiam già visti nel corso del viaggio ma il punto d’uscita del Tagikistan li batte tutti. Una serie di baracche subito dopo un passo a 4280 m presidiate da strani personaggi che sembran più dei guerriglieri mercenari che funzionari di frontiera. Ci fanno buttare a terra l’intero immenso carico della nostra macchina, più per curiosità che per controllarlo veramente. Vi assicuro che fare di questi sforzi quando nell’aria l’ossigeno è quasi dimezzato non è affatto divertente. Superata anche questa fatica ci aspettano venti terribili chilometri di terra di nessuno. E che la terra è di nessuno lo si capisce benissimo da quella che dovrebbe essere una strada. Impieghiamo più di un ora per percorrerla. Siamo in Kirghizistan, quello che ci separa da Osh è un altro inferno di polvere, stanno rifacendo l’asfalto. Un vero peccato perché tutt’intorno quello che ci si propone agli occhi è tra le cose più belle mai viste: tanti limpidi ruscelli che scendono dalle alte e verdi montagne con le cime innevate; è pieno di animali che pascolano liberamente tra gli accampamenti di Yurte. Ci sono cavalli, mucche, yak, capre, ogni tanto si affaccia qualche marmotta come per salutarci; è un trionfo di vita in un paesaggio da sogno rovinato dalle ruspe e dagli antipatici operai cinesi. Gli animali, a volte, sono in dei pascoli cosi alti e scoscesi che al solo vederli vengono le vertigini. Arrivati ad Osh ci precipitiamo da un meccanico per farci trapanare e fissare alla carrozzeria il nostro portapacchi; a causa delle buche prese fin’ora lo stavamo pian piano perdendo. Troviamo un ostello economico, mangiamo dei buonissimi spiedini (shashlik) in un orrendo locale maleodorante e pieno di mosche sui tavoli; anche questa giornata è andata.
12 agosto Osh (Kirghizistan) Bishkek (Kirghizistan)
Buona parte della strada per Bishkek è costeggiata da un fiume il cui nome ora è difficile ricordare ma lo spettacolo è magnifico: si passa sui fianchi di un arido canyon, tutte curve a strapiombo sul grande coso d’acqua che in alcuni punti, grazie a delle dighe artificiali, si fa ancora più grande fino a sembrare un lago dalla forma allungata. Arriviamo a Bishkek che è notte e ci precipitiamo a mangiare in un ristorante italiano,la guida lo descriveva come realmente gestito da uno chef nostrano. Come entriamo, Walter Barbaresi, lo chef, riconosce subito che siamo suoi connazionali e ci accoglie calorosamente invitandoci a sedere al suo tavolo; stava cenando insieme ad una ragazza di Firenze, anche lei è in viaggio, diretta proprio da dove noi veniamo, il Pamir. Tutte le pietanze che assaggiamo sono squisite, difficile da trovare anche in Italia un ristorante cosi buono..
13 agosto Bishkek (Kirghizistan)
In mattinata “i senza freni” vanno da un meccanico accompagnati da Walter per cercare di cambiare la guarnizione della testata ma niente da fare. Noi andiamo alla ricerca di un albergo più economico di quello dove eravam capitati la sera precedente. Finiamo in un enorme palazzone sovietico pieno simboli del vecchio regime, l’ascensore, poi, è una vera e propria “roulet russa”; un emozione ogni volta che lo si prende. A pranzo ci incontriamo tutti all’Adriatico, il ristorante di Walter, dove ovviamente ritorniamo anche per cena; stavamo in crisi d’astinenza da cucina italiana. Prima di andare a dormire salutiamo i nostri buoni compagni di viaggio, l’indomani partiranno prestissimo, vogliono arrivare ad UlaanBaatar il prima possibile nonostante la macchina abbia dei problemi. Noi andiamo con più calma e ci fermeremo un’altra giornata a Bishkek per incontrarci con i “Goodfather”, il team di Giacomo Celentano e Alex Sossi.
14 agosto Bishkek (Kirghizistan)
Walter ci porta a visitare l’enorme bazar di Bishkek, tra i più importanti dell’Asia centrale; al suo interno si trova e si vende veramente di tutto, anche le bottiglie di plastica (della Coca Cola, della Fanta, dell’acqua, ecc) vuote. Il reparto carni è di grande effetto, si trova all’interno di un enorme capannone, è pieno di carcasse ancora sgocciolanti appese sopra i banconi, in alcuni angoli, ammucchiate, si vedono le teste degli animali appena macellati; non è uno spettacolo leggero per noi che siamo abituati a trovare la carne sempre più bella impacchettata nei banchi-frigo dei nostri supermercati. Giacomo e Alex arrivano giusto appunto per l’ora di pranzo, inutile dirvi dove ci incontriamo. Un altro ottimo pasto all’italiana al ristorante di Walter, dove ovviamente andiamo anche per cena. La giornata è stata interamente dedicata al relax.
15 agosto Bishkek (Kirghizistan) Lago Isyk Köl (Kirghizistan)
Salutiamo il nostro amico chef e partiamo per raggiungere il secondo lago alpino più grosso al mondo dopo il Titicaca (Bolivia e Perù): il lago Isyk Köl. (1607 m). Impieghiamo tutta la giornata per percorrere la strada che lo costeggia a sud, da ovest verso est. Il grande lago salato in alcuni punti sembra più un mare, all’orizzonte non c’è traccia dell’altra sponda, in alcuni punti ci sono scogli e spiagge di sabbia bianca. Ci fermiamo a campeggiare con i “Godfather” nel terreno di una fattoria dopo la cittadina di Karakol; siamo circondati da bovini, ovini e tanti, migliaia dei loro escrementi. Una decina di bambini incuriositi ci fa compagna fino a che non cala la notte; dal buio, poi, alcuni abitanti del posto, sbucano fuori portandoci in dono latte appena munto e pane casareccio.
16 agosto Lago Isyk kol (Kirghizistan) Almaty (Kazakistan)
L’ultimo tratto del Kirghizistan ci regala un altro paesaggio meraviglioso, simile a quello che avevamo già visto quando vi eravamo entrati, solo che questa volta i lavori sono, evidentemente, finiti,l’asfalto è perfetto La frontiera con il Kazakistan, per le storie sui funzionari corrotti che avevamo sentito, ci impensieriva molto e invece è filato tutto liscio. Nel pomeriggio siamo ad Almaty. Il resto della giornata lo dedichiamo a recuperare le energie.
17 agosto Almaty (Kazakistan) Persi nel deserto dopo Lepsi (Kazakistan)
La mattinata la perdiamo tutta per ritirare un pacco contenente pezzi di ricambio che ci siamo fatti spedire dall’Italia tramite la DHL. Partiamo all’ora di pranzo con l’intenzione di avvicinarci il più possibile al confine russo (ben consci che sarebbe stato impossibile raggiungerlo) attraversando il Kazakistan da sud verso nord. Per strada, intorno alle 16:00, incontriamo un team spagnolo che ci fa notare l’esistenza di una scorciatoia; si possono risparmiare oltre 150 km. Verso le 17:00 troviamo l’imbocco della scorciatoia, i primi 120 km sono asfaltati ed il paesaggio è stupendo, si passa nel nulla di un deserto. Convinti di aver fatto la “mandragata” non ci preoccupiamo troppo neanche quando l’asfalto finisce per lasciare spazio ad uno sterrato mediamente impegnativo. Mancano circa 100 km per riprendere l’arteria principale, le tenebre son calate ma decidiamo di continuare a guidare fino alla fine. Non ci fidiamo di dormire qui, poco prima che facesse buio avevamo incontrato tre strani tizi che sparavano, con un indefinito fucile da guerra, nel vuoto del deserto. L’ansia inizia a salire quando lo sterrato finisce e ci ritroviamo su delle piste di sabbia. Notte da incubo persi nel deserto sotto uno dei cieli più belli che abbiamo mai visto. Riusciamo a uscirne fuori solo verso le cinque del mattino; buttiamo le tende sul ciglio della strada tra due TIR parcheggiati e cadiamo in un “coma profondo” per la stanchezza.
18 agosto Persi nel deserto dopo Lepsi (Kazakistan) Rubtsovsk (Russia)
Riprendiamo la marcia intorno alle 11:00 ancora provati dalla incredibile esperienza appena passata. Mancano circa 200 km al confine, negli ultimi cento la strada è una “gruviera”: un continuo slalom ed in alcuni punti è impossibile evitare le buche. Continuamente si incontrano veicoli fermi che hanno forato una gomma, rotto un “cerchione” o nel peggiore dei casi anche i “braccetti”. I “Goodfather” bucano, a noi va meglio ma ci ritroviamo comunque con le ruote quadrate. Arriviamo alla dogana di notte e fortunatamente è aperta, in poche ore siamo in Russia. È andata benissimo, i “Senza Freni”, qualche giorno prima ,ci avevano impiegato più di quindici ore per superarla; eravamo terrorizzati di fare la stessa fine.
19 agosto Rubtsovsk (Russia) Prima del confine Mongolo (Russia)
Come ci svegliamo andiamo da un meccanico vicino all’hotel per far aggiustare il para motore gravemente danneggiato dalle buche del giorno precedente. Facciamo ribattere anche i “cerchioni”. I “Goodfather” vanno avanti, noi perdiamo quattro ore dal meccanico, il quale alla fine non vuole essere assolutamente pagato; “ospitalità russa” ci dice. Facciamo delle foto tutti insieme e partiamo anche noi. Per problemi di comunicazione con i cellulari, che non prendono sempre, superiamo di molto il posto dove i “Goodfather” si sono fermati per passare la notte. Decidiamo di guidare ad oltranza fino al confine mongolo. La regione dell’Altai nella parte russa è bellissima, la via segue un limpido torrente che ci regala dei scorci paragonabili ai più bei paesaggi delle nostre Alpi , peccato che la maggior parte della strada la percorriamo di notte. Intorno alle 04:00 siamo arrivati all’ultimo avamposto russo, pochi chilometri prima del confine, qui piantiamo la tenda ai margini della cittadina e andiamo a dormire sfiniti più che mai.
20 agosto Prima del confine Mongolo (Russia) Nel nulla prima di Bayan-Olgy (Mongolia)
Superiamo il confine mongolo in sei ore, i “Senza Freni” ci avevano scritto di averci impiegato ben ventotto ore. Ci è andata bene anche questa volta. Entrare in Mongolia significa esser catapultati in un altro mondo: siamo nel nulla, niente asfalto, chilometri e chilometri di natura incontaminata.
La pista sterrata che ci deve condurre fino a Bayan Olgy ci blocca ad una velocità di crociera che sfiora i 20 Km/h. Non riusciamo a raggiungere la cittadina e ci fermiamo prima della notte a campeggiare in questa terra meravigliosa. Insieme a noi ci sono tre ragazzi italiani di un altro team, anche loro con la Panda. Mentre cuciniamo, vediamo in lontananza dei fari di una macchina: sono Giacomo e Alex; contro ogni previsione anche loro son riusciti a passare la dogana senza problemi
21 agosto Nel nulla prima di Bayan Olgy (Mongolia) Nel nulla prima di Khov (Mongolia)
Arriviamo a Bayan Olgy verso l’ora di pranzo, cambiamo dei soldi in banca, facciamo il pieno alle macchine e compriamo dei viveri. Riprendiamo le piste nel nulla in direzione di Khov, ci orientiamo esclusivamente con la bussola, non esiste segnaletica. (d’altronde non c’è neanche la strada). Superiamo un primo guado senza problemi, il secondo lo sbagliamo completamente e finiamo sott’acqua; la macchina si spegne, l’acqua copre per metà la stecca del cambio, pensiamo che è la fine. La proviamo a spingere a mano fuori ma niente da fare, tentiamo di far partire il motore e questo fortunatamente si accende. Con molta fatica e l’aiuto dei Goodfather, Martino, Cristiano e Lubec, i tre ragazzi dell’altro team con cui stiamo viaggiando, la panda è fuori. “Sgottiamo” la macchina dai litri di acqua e si riparte. Ci fermiamo per far campo, come sempre, poco prima del calar del sole; con noi si fermano anche due ragazzi inglesi con un Suzuki Vitara. Mettiamo tutti le macchine davanti alle tende per cercare di riparaci dal forte vento, accendiamo un falò, due chiacchiere, tre birre e tutti in “branda”.
Mongolia (nel nulla prima di Khov) – Russia – Lettonia – Estonia – Polonia – Germania – Austria -Italia (Roma)
9 novembre 2009, ore 15:00 – Capena (RM) Italia
Ultimo ritardatario aggiornamento del blog; alla fine siamo riusciti ad arrivare ad Ulaan Baatar e guidando attraverso la Russia anche a tornare in Italia. Qui di seguito le tappe mancanti del nostro viaggio (inutile provare a fare un resoconto, alcool ed altre sconosciute sostanze hanno ormai cancellato ogni ricordo dalle nostre menti):
22 agosto Nel nulla prima di Khov (Mongolia) Khov (Mongolia)
23 agosto Khov (Mongolia) Nel nulla prima di Bayanhongor (Mongolia)
24 agosto Nel nulla prima di Bayanhongor (Mongolia) Bayanhongor (Monglia)
25 agosto Bayanhongor (Mongolia) Nel nulla prima di Arvayheer (Mongolia)
26 agosto Nel nulla prima di Arvayheer (Mongolia) Arvayheer (Mongolia)
27 agosto Arvayheer (Mongolia) Ulaan baatar
28 agosto al 4 settembre Ulaan Baatar ( nel frattempo ci raggiunge Giovanni Battista Rea e ritorna via aereo a Roma Michelangelo Montesanti)
5 settembre Ulaan Batar (Mongolia) a -5gradi in tenda sul confine siberiano (Mongolia)
6 settembre a -5gradi in tenda sul confine siberiano (Mongolia) Ulan-Ude (Russia)
7 settembre Ulan- Ude (Russia) Irtsuk (Russia)
8 settembre Irtsuk (Russia) persi in Siberia (Russia)
9 settembre persi in Siberia (Russia) Novosibirk (Russia)
10 settembre Novosibirk (Russia)
11 settembre Novosibirk (Russia) Tyumen (Russia)
12 settembre Tyumen (Russia) Perm (Russia)
13 settembre Perm (Russia) Kazan (Russia)
14 settembre Kazan (Russia)
15 settembre Kazan (Russia) Vladimir (Russia)
16 settembre Vladimir (Russia) Mosca (Russia)
17 settembre Mosca (Russia)
18 settembre Mosca (Russia) San Pietroburgo (Russia)
19 settembre San Pietroburgo (Russia)
20 settembre San Pietroburgo (Russia)
21 settembre San Pietroburgo (Russia) Riga (Lettonia)
22 settembre Riga (Lettonia) – Estonia – Varsavia (Polonia)
23 settembre Varsavia (Polonia)
24 settembre Varsavia (Polonia) – Lipsia (Germania)
25 settembre Lipsia (Germania) – Monaco (Germania)
26 settembre Monaco (Germania)- Austria – Roma (Italia)
